Non è una degustazione dedicata soltanto al Brunello di Montalcino. È un’esperienza pensata per chi desidera comprendere come il Sangiovese, il Vermentino, il Verdicchio, il Montepulciano e il Sagrantino possano entrare in relazione, pur conservando la memoria, il carattere e l’identità dei luoghi dai quali provengono.
Il progetto nasce da una domanda precisa: perché un enologo che vive a Montalcino, circondato da uno dei territori vitivinicoli più identitari e riconoscibili del mondo, ha sentito il bisogno di oltrepassarne idealmente i confini e di cercare una relazione tra uve che la storia aveva sempre tenuto separate?
La risposta si trova nel percorso professionale e umano di Roberto Cipresso. Montalcino gli ha insegnato il valore del territorio, della profondità del Sangiovese e della capacità di un luogo di imprimere un carattere riconoscibile al vino. Proprio questa consapevolezza, però, lo ha spinto a osservare il concetto di terroir non come un recinto invalicabile, ma come un punto di partenza.
Dopo anni di viaggi, vendemmie e progetti realizzati in territori differenti, è maturata l’intuizione che la latitudine potesse costituire una diversa forma di vicinanza. Territori separati da montagne, mari, confini politici e tradizioni produttive potevano condividere uno stesso orizzonte geografico, una particolare relazione con la luce e alcune affinità nei cicli vegetativi delle viti.
Parallelo 43 nasce quindi dal desiderio di verificare questa intuizione nel luogo più concreto possibile: il vino.
Che cos’è il Parallelo 43?
Nel progetto di Roberto Cipresso questa linea può essere letta in due modi: sulla carta geografica e nel bicchiere.
Non viene presentata come una regola definitiva o come una teoria scientifica conclusa, ma come un’intuizione da esplorare. Uve coltivate lungo uno stesso orizzonte, pur appartenendo a culture vitivinicole, suoli e tradizioni diverse, possono mostrare particolari affinità quando vengono portate a maturazione, vinificate e, in alcuni casi, fatte fermentare insieme.
La latitudine non sostituisce il terroir e non cancella le differenze tra i territori. Offre però un diverso punto di osservazione, attraverso il quale cercare relazioni che la geografia politica e la storia delle denominazioni non avevano mai considerato.
È una ricerca ancora aperta e proprio per questo conserva la propria forza: non pretende di chiudere il mistero del vino dentro una formula, ma invita a osservarlo da una prospettiva nuova.
Qual è la filosofia del progetto?
Il Sangiovese era legato soprattutto alla Toscana, il Montepulciano alla fascia adriatica, il Sagrantino all’Umbria. Vermentino e Verdicchio appartenevano a due differenti aree del Mediterraneo e a due diverse interpretazioni del vino bianco italiano. Le loro strade erano rimaste vicine sulla carta, ma parallele nella storia del vino.
Parallelo 43 prova a farle incontrare.
Il Vermentino e il Verdicchio entrano in dialogo in Punto Bianco. Il Sangiovese e il Montepulciano fermentano insieme in Punto Rosso. Il Sangiovese, il Montepulciano e il Sagrantino si uniscono in Quadratura del Cerchio, dove Toscana, Marche e Umbria diventano parti di una sola visione enologica.
Il territorio, in questa filosofia, non viene considerato un limite, ma una forma di identità capace di entrare in relazione con altre identità. Lo scopo non è cancellare le differenze tra le uve, né costruire vini privi di origine. Al contrario, il progetto cerca di capire cosa accada quando vitigni fortemente caratterizzati entrano nello stesso racconto e, in alcuni casi, nello stesso processo fermentativo.
Parallelo 43 non propone quindi una contrapposizione tra tradizione e innovazione. Utilizza la conoscenza profonda dei vitigni e dei territori per costruire una ricerca contemporanea, nella quale il passato non viene negato, ma messo in movimento.
Quali vini comprende la degustazione?
Il percorso si apre con Altrove, una bollicina rosata da Sangiovese, fresca, leggera e luminosa, con una gradazione alcolica di 12% vol.
Segue Punto Bianco, ottenuto dall’incontro tra 85% Vermentino e 15% Verdicchio. È un vino bianco sapido, floreale e marino, con una gradazione di 13,5% vol.
La terza tappa è Punto Rosa, un rosato da Sangiovese in purezza, fresco, succoso e luminoso, con una gradazione di 13% vol.
Il percorso prosegue con Punto Rosso, composto da 85% Sangiovese e 15% Montepulciano. È un rosso morbido, pieno e fragrante, con una gradazione di 14% vol.
La quinta tappa è Pigreco, un Sangiovese in purezza dal carattere verticale, complesso e sperimentale, con una gradazione di 14% vol.
La degustazione si conclude con Quadratura del Cerchio, ottenuto da 85% Sangiovese, 10% Montepulciano e 5% Sagrantino. È il vino più strutturato, profondo e persistente del percorso, con una gradazione di 14% vol.
La successione dei vini è costruita affinché anche chi non conosce ancora il progetto possa comprenderne progressivamente la filosofia. Durante l’esperienza, l’ospite scopre che cosa sia il Parallelo 43, quali vitigni ne facciano parte, quali vini vengano degustati, che cosa significhi co-fermentazione e in che modo il percorso si sviluppi dalla freschezza iniziale fino alle espressioni più complesse e sperimentali.
Altrove: il vino trovato cercando altrove
Quei grappoli, tuttavia, non sono un errore della natura e non rappresentano necessariamente una materia priva di valore. Sono uve vive, fresche, profumate di fragola e lampone, raccolte in una fase capace di esprimere energia e acidità.
Da questa osservazione nasce Altrove. Le uve vengono vinificate in rosato e successivamente rifermentate in autoclave con il metodo Charmat. Il risultato è una bollicina fine, caratterizzata da una bocca cremosa, da una fresca luminosità agrumata e da un profilo immediato.
Il nome racconta il senso stesso del vino: cercando una maggiore concentrazione per un altro progetto, è stata trovata una nuova destinazione per grappoli che sembravano esclusi dal percorso principale.
Altrove diventa così anche una riflessione sulla sostenibilità. Non una sostenibilità soltanto dichiarata, ma applicata attraverso la capacità di osservare una risorsa, comprenderne le caratteristiche e darle una nuova funzione.
Punto Bianco: due mari nello stesso calice
Sono due varietà provenienti da territori affacciati su mari differenti e portatrici di identità distinte. Il Vermentino arriva dal versante tirrenico e porta nel vino profumi di pesca bianca, fiori di tiglio, erbe mediterranee e una nota iodica. Il Verdicchio proviene dal versante adriatico e aggiunge struttura, freschezza e una tensione più verticale.
Il vino resta per otto mesi sui lieviti in acciaio. In bocca è fresco e sapido, con una polpa delicata che sostiene il sorso e ne prolunga il carattere.
Punto Bianco non nasce dalla semplice somma di due uve bianche. Rappresenta il dialogo tra due coste della penisola italiana, tra un mare più luminoso e uno più profondo, tra due vitigni capaci di conservare la propria riconoscibilità e, nello stesso tempo, di generare insieme un equilibrio nuovo.
Punto Rosa: due tempi dello stesso Sangiovese
Una parte del Sangiovese proviene da una vendemmia anticipata, scelta per conservare freschezza, nervo e acidità. L’altra parte deriva da un salasso effettuato durante la produzione del Brunello e del Rosso di Montalcino, dal quale arrivano maggiore colore, polpa e struttura.
Il progetto non mette quindi in relazione territori o varietà differenti, ma due tempi diversi del Sangiovese: quello dell’anticipo, ancora teso e vibrante, e quello della piena maturità, più ricco e materico.
Il risultato è un rosato caratterizzato da profumi di fragola, lampone, ciliegia e melograno. Il sorso è fresco e succoso, con una chiusura sapida e nitida.
Punto Rosa rappresenta il momento più luminoso della degustazione. Mostra come il Sangiovese possa esprimere immediatezza e leggerezza senza perdere la propria identità e come due interpretazioni della stessa uva possano incontrarsi in un equilibrio tra energia e materia.
Punto Rosso: quando due uve diventano un solo vino
La particolarità del vino non risiede soltanto nella presenza di due vitigni provenienti da territori differenti. Le uve non vengono vinificate separatamente e unite in un momento successivo, ma entrano insieme nel processo fermentativo.
Questa tecnica prende il nome di co-fermentazione.
Durante un assemblaggio tradizionale, vini già formati vengono uniti dopo aver sviluppato separatamente le proprie caratteristiche. Nella co-fermentazione, invece, bucce, mosti, lieviti e componenti aromatiche iniziano a trasformarsi nello stesso momento.
È una scelta irreversibile, più simile a una convivenza nata fin dall’origine che a un accordo stabilito alla fine del percorso. Le due uve non vengono semplicemente avvicinate: crescono enologicamente insieme e diventano un solo vino durante la fermentazione.
Il Sangiovese porta acidità, tensione e struttura. Il Montepulciano aggiunge colore, rotondità e profumi di ciliegia matura e prugna.
Il risultato è un rosso pieno ma scorrevole, caratterizzato da frutta rossa, viola e tannini gentili. L’affinamento di otto mesi in barrique di secondo passaggio accompagna il vino senza sovrapporsi al frutto.
In Punto Rosso, la costa tirrenica e quella adriatica non si incontrano soltanto sulla carta geografica: entrano in relazione nello stesso fermentatore.
Che cosa rappresentano Pigreco e Quadratura del Cerchio?
I Punti rappresentano la sintesi più immediata e leggibile della filosofia del Parallelo 43. Pigreco e Quadratura del Cerchio introducono invece una ricerca più radicale.
Il primo vino si confronta con l’irrazionale, il secondo con l’impossibile.
I loro nomi non hanno una funzione puramente evocativa. Descrivono il metodo con cui sono stati concepiti e il tipo di equilibrio che cercano di raggiungere.
Pigreco: quando l’irrazionale diventa metodo
Il suo valore non può essere rappresentato attraverso un numero decimale finito né attraverso una sequenza periodica. Continua all’infinito e sfugge a una conclusione definitiva.
L’associazione tra Pigreco e il procedimento enologico non deriva soltanto dall’idea di infinito o di irrazionalità. Il vino cerca infatti un rapporto dinamico tra parti che, a prima vista, possono apparire inconciliabili.
La stessa vendemmia viene divisa in due percorsi differenti. Una parte fermenta con una presenza maggiore di bucce e sviluppa più estrazione, struttura e materia. L’altra, privata delle bucce, procede più lentamente e conserva profumi più sottili e una maggiore leggerezza espressiva.
Quando la prima massa ha raggiunto circa l’80% della fermentazione, le due parti vengono ricongiunte.
Pigreco nasce quindi da una separazione necessaria per costruire una nuova unità. Le due masse appartengono alla stessa uva e alla stessa vendemmia, ma vengono condotte lungo strade opposte per poi incontrarsi durante il processo.
Il rapporto tra le parti non è statico e non può essere ridotto a una semplice proporzione matematica. È un equilibrio in movimento tra estrazione e delicatezza, materia e profumo, presenza delle bucce e loro assenza.
Per questa ragione il richiamo a π è particolarmente significativo: come il numero irrazionale mette in relazione una linea retta e una forma curva attraverso un rapporto inesauribile, Pigreco cerca una connessione tra componenti diverse del medesimo Sangiovese senza annullarne la tensione.
Il vino profuma di frutta rossa, erbe mediterranee, spezie e pietra focaia. Il sorso è verticale, il tannino maturo e il finale lungo e salino.
Come il numero dal quale prende il nome, non si lascia esaurire da una definizione unica.
Quadratura del Cerchio: l’utopia trasformata in vino
Sangiovese, Montepulciano e Sagrantino provengono da tre areali differenti e si incontrano lungo lo stesso orizzonte del 43° parallelo.
Il nome richiama l’antico problema matematico della quadratura del cerchio: il tentativo di costruire, utilizzando soltanto riga e compasso, un quadrato con la stessa area di un cerchio.
Per secoli questo problema ha rappresentato la ricerca di una soluzione apparentemente possibile, ma irraggiungibile con gli strumenti stabiliti. Nel progetto enologico, l’impossibilità non viene interpretata come un divieto, ma come una provocazione.
Il Sangiovese costituisce la spina dorsale del vino, con acidità, eleganza e capacità di evoluzione. Il Montepulciano porta materia, frutto scuro, colore e rotondità. Il Sagrantino, anche in piccola percentuale, introduce profondità, grafite e una trama tannica più decisa.
Tre vitigni fortemente caratterizzati, provenienti da territori differenti, devono trovare una forma comune senza perdere la propria identità.
Il profilo aromatico è stratificato, con note di frutta nera, spezie, tabacco, liquirizia, incenso e terra umida. La bocca è ampia e materica, sostenuta da una lunga persistenza. L’affinamento di diciotto mesi in barrique francesi accompagna il vino senza addomesticarne completamente l’energia.
Quadratura del Cerchio non pretende di risolvere definitivamente il rapporto tra le diverse varietà. Trasforma piuttosto un’apparente incompatibilità in una tensione creativa e l’utopia di un equilibrio perfetto in una ricerca concreta.
Una linea geografica che diventa una possibilità enologica
Il progetto non nega il valore dell’origine e non propone vini senza radici. Cerca, al contrario, di comprendere se identità differenti possano riconoscersi, dialogare e trasformarsi attraverso un processo condiviso.
Montalcino rimane il punto dal quale tutto ha inizio: il luogo nel quale Roberto Cipresso ha imparato la forza del Sangiovese, il significato del terroir e il valore della riconoscibilità. Ma proprio da un territorio così identitario nasce la necessità di guardare oltre, non per allontanarsi dalla propria origine, bensì per verificarne la capacità di entrare in relazione con il mondo.
Nel Parallelo 43, la geografia diventa quindi uno strumento di ricerca. La latitudine avvicina il Tirreno e l’Adriatico, la Toscana, le Marche e l’Umbria, il Sangiovese, il Montepulciano, il Sagrantino, il Vermentino e il Verdicchio.
Alcune di queste storie si incontrano per la prima volta proprio qui, nel punto in cui una linea immaginaria tracciata sulla carta diventa una possibilità concreta nel bicchiere.
Vuoi scoprire nel bicchiere la filosofia del Parallelo 43? Visita la cantina Roberto Cipresso a Montalcino e partecipa alla degustazione guidata dei sei vini del progetto.
Roberto Cipresso
Winemaker. Esperto di terroir e viticoltura .