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Roberto Cipresso, Enologo dell’Anno 2025: vent’anni dopo, tutto cambia

A vent'anni dal primo Oscar del Vino della Fondazione Italiana Sommelier, questo secondo riconoscimento non chiude un percorso — lo riapre.

Dott.Cipresso Roberto
23 Novembre 2025
5 min di lettura

Vent'anni dopo

Nel 2006 ricevetti per la prima volta il titolo di Enologo dell'Anno dalla Fondazione Italiana Sommelier. Ero nel mezzo della mia storia, con ancora molto da attraversare. Vent'anni dopo, durante la cerimonia dei Cinque Grappoli Bibenda 2026 a Roma, quel titolo mi è stato assegnato di nuovo. Lo scrivo perché questa volta il significato è completamente diverso. Nel 2006 era un riconoscimento per quello che avevo fatto. Nel 2025 è il sigillo su quello che sto per fare.

Un riconoscimento che segna la storia dell'enologia italiana

La premiazione, avvenuta il 23 novembre 2025 alla presenza del Ministro dell'Agricoltura e di oltre 1.250 ospiti presso l'Hotel Rome Cavalieri, ha riconosciuto non solo quarant'anni di eccellenza tecnica, ma una nuova visione del ruolo dell'enologo moderno. Oggi l'enologo non è più solo un tecnico di cantina: è custode della biodiversità, narratore di territori, mediatore tra tradizione e innovazione.
Il premio celebra anche il progetto Wine of Silence, iniziativa che porta la viticoltura italiana in zone di conflitto come Ucraina, Armenia e Iran, recuperando vitigni antichi e sostenendo comunità di viticoltori in condizioni estreme. Un lavoro di "archeologia viticola" che ha portato l'enologia italiana oltre i confini del calice, trasformandola in strumento di resilienza culturale.

La Rivoluzione di Montalcino: Porte aperte in Cantina-Laboratorio

Per quarant'anni ho portato il mondo dentro una bottiglia — dai terroir estremi dell'Argentina e della California alle radici antiche dell'Armenia, dalla Spagna alla Borgogna, fino ai progetti come Wine of Silence, nati là dove il vino ha avuto inizio. Ho sempre pensato che la bottiglia bastasse come racconto. Non basta più. O meglio: non basta più a me.
Con questo riconoscimento inauguro una fase nuova. La cantina-laboratorio di Montalcino — centro di ricerca e sperimentazione enologica attivo dal 2001 in collaborazione con le Università di Padova, Torino, Venezia, Pisa, Udine e Palermo — diventa uno spazio aperto: visite, degustazioni personalizzate, masterclass in cantina per chi vuole capire davvero cosa succede dietro un'etichetta. E non solo qui — porterò queste esperienze in tutta Italia, nelle sedi di chi vorrà ospitarle.

Wine Club Eureka! La Collezione Privata si apre

L'altra novità è quella che mi entusiasma di più: il Wine Club Eureka! Negli anni ho custodito una Collezione Privata — bottiglie che non sono mai entrate nella distribuzione normale. Vini nati da esperimenti, da annate particolari, da territori esplorati fuori dai circuiti commerciali. Le mie storie liquide: quarant'anni di diario di viaggio in forma di vino. Il Wine Club è l'accesso a questo diario. Non un abbonamento a una selezione di etichette — un percorso condiviso, in continua evoluzione, per chi vuole seguire da vicino il lavoro e non solo il risultato.
"Questo Oscar non è un traguardo. È il sigillo su una nuova filosofia: per quarant'anni ho raccolto storie liquide dal mondo, ora è il momento di condividerle senza filtri."

Un percorso che ha portato l'enologia italiana nel mondo

Dal 1987, anno del mio arrivo a Montalcino, ho lavorato con cantine storiche come Case Basse, Poggio Antico, Ciacci Piccolomini d'Aragona. Nel 1999 ho fondato Winemaking, il gruppo di consulenza agronomica ed enologica che mi ha portato in quattro continenti: Argentina (dove ho co-fondato Bodega Achával-Ferrer a Mendoza), California, Spagna, Borgogna, oltre a progetti in Croazia, Georgia, Perù, Turchia, Cile.

Nel 2015 ho dato vita al progetto legato ai parallei, progetto che valorizza i vitigni autoctoni sul 43° Parallelo Nord attraverso Toscana, Umbria e Marche, applicando il concetto di "terroir diffuso" — un approccio gestionale che avevo in mente fin dal 1995 e che chiamavo "La Quadratura del Cerchio".

Il futuro dell'enologia: dal laboratorio al territorio

Questo secondo Oscar del Vino arriva in un momento simbolico per l'enologia italiana. Segna il passaggio da una visione del consulente enologo come semplice tecnico a quella di interprete culturale del vino, capace di costruire sinergie tra ricerca scientifica, identità territoriale e sostenibilità.

La cantina-laboratorio di Montalcino, museo vivente di terreni e biodiversità, rappresenta questo nuovo approccio: un luogo dove sperimentazione, formazione e produzione si incontrano, dove studenti e professionisti da tutto il mondo possono toccare con mano l'enologia del futuro.

Dott.Cipresso Roberto

Dott.Cipresso Roberto

Winemaker. Internazionale

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