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ニュー・ワールドでの冒険

Dove la tradizione di un passato glorioso diventa peso, si conserva; dove è assente, si osa. E il sogno diventa legittimo

Roberto Cipresso
3 Febbraio 2026
2 min di lettura
Il vino e il sogno. Due parole che sembrano lontane e invece si sfiorano come la vite e il vento. Nel vino, sognare significa immaginare prima di vendemmiare, lasciare che la visione guidi la mano e non il calcolo. Ma spesso questo non è possibile: molti produttori, prigionieri di un passato glorioso, hanno le mani legate. La loro storia, pur nobile, è diventata una gabbia.

Ogni annata deve ripetere se stessa, ogni bottiglia deve rassicurare chi la stappa, restituendogli la stessa emozione, lo stesso profilo, la stessa prevedibile perfezione.

Il consumatore appassionato, in cerca di certezze, pretende riconoscibilità: vuole ritrovare in quel calice la propria zona di conforto. E così il vignaiolo, invece di aspettare la vendemmia come un compito da ripetere. Niente vertigine, niente sogno.
Eppure altrove, dove la storia non pesa e le tradizioni non soffocano, il sogno torna a respirare. Nel cosiddetto Nuovo Mondo, il vino è ancora un’avventura: chi vinifica là non deve rendere conto a un lignaggio, ma solo al proprio coraggio.

È libero di inseguire un’intuizione, di cambiare direzione, di inventare. Dove non c’è storia, il sogno diventa possibile e legittimo.

Forse è questa la vera differenza: dove la tradizione è peso, si conserva; dove è assenza, si osa. Ma senza sogno, il vino perde la sua anima: resta solo una ripetizione ben fatta, una fotografia senza movimento.

Sognare il vino significa accettare l'imprevedibile, riconoscere la natura come complice e lasciare che ogni vendemmia sia un atto creativo. Forse il vino più vero non è quello che rassicura, ma quello che sorprende. Forse il futuro del vino si giocherà proprio lì, nel coraggio di tornare a sognare.

LE BOTTIGLIE

Uno Champagne che racconta di regole centenarie e un Malbec che parla di valli e terre lontane.

Il vino della tradizione e delle regole è sicuramente lo champagne e, da non perdere, c'è quello di Nicolas Maillart, il Blanc de Noirs Gran Cru Jolivettes: teso, elegante, complesso e straordinariamente fitto e lungo.

Il vino del sogno è invece argentino, della cantina Matervini: il Malbec Alteza, un vino con un frutto incredibile, ma soprattutto con un richiamo a un territorio straordinario. È potente e fine, ricco, ma fresco. Dalla trama emozionante.

- Gianfranco Cipresso

Roberto Cipresso

Roberto Cipresso

Consulente Enologico e Autore. Esperto di terroir e viticoltura.

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