Questa vite affonda le sue radici nei Campi Flegrei e nelle terre campane dove Roma, quando stava ancora imparando a essere Roma, trovava il proprio equilibrio tra terme fumanti, templi solenni, cene opulente e decisioni politiche che avrebbero cambiato il mondo.
Così si costruiva l’Impero, tra calore umano e visione strategica, e in quei momenti il vino era già presenza viva, compagno silenzioso e necessario. La Falanghina racconta tutto questo.
Si racconta di un vino ambrato, a volte addolcito con miele o succhi di frutta per ammorbidire l’acidità e le note più pungenti, ma capace di custodire un segreto prezioso: quella lucidità calda che, a volte, somiglia al coraggio.
Per questo ogni calice di Falanghina può essere ascoltato come un racconto epico, come un frammento di memoria che attraversa i secoli. Eppure oggi questa varietà viene talvolta ridotta a vino semplice, quotidiano, immediato, dimenticando la profondità della sua storia e la nobiltà della sua origine.
È stata una scommessa enologica e sensoriale, una ricerca di armonia tra tecnica e memoria.
Oggi, a più di vent’anni dalla vendemmia, questo vino parla ancora con voce limpida: porta con sé il mare, lo iodio, il sale, i fiori gialli e un’eco di tufo e cenere leggera, una vibrazione profonda che racconta autorevolezza e tempo.
È un vino che ha attraversato gli anni come un testimone antico e che restituisce alla Falanghina il suo ruolo originario: non solo un’uva, non solo un vino, ma una memoria che si beve — e che, invece di invecchiare, si chiarisce.
FALANGHINA Gli anni Novanta sono stati il decennio d'oro di questo vitigno e del vino che se ne ricavava. Da nord a sud, qualunque ristorante non faceva in tempo a metterlo in carta che finiva le scorte. Una moda che ha rilanciato i vini della Campania e ha reso giustizia a un vitigno che nonostante il suo pregio e la sua storia millenaria rischiava di andare perduto. Accreditato dagli scienziati come una delle componenti del Falerno, uno dei più apprezzati vini dell'antica Roma, ha perso via via considerazione fino a diventare oggetto, subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, di vere e proprie campagne di espianto. Solo a metà degli anni Sessanta un manipolo di produttori illuminati si è dedicato al suo recupero restituendoci in tutta la sua potenzialità uno dei tesori nascosti dell'enologia italiana. Libro IL ROMANZO DEL VINO
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Roberto Cipresso
Consulente Enologico e Autore. Esperto di terroir e viticoltura.